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Quali potrebbero essere le future minacce?

All’inizio dell’anno, il virus Zika ha provocato grandi titoli a livello mondiale. Christoph Hatz, primario presso l’Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero in merito a Zika e le sue conseguenze.

Christoph Hatz*, la generazione dei nostri genitori e nonni colpiva ancora le zanzare e le vespe “normali”. Adesso sempre più nuove specie portatrici di virus nuovi o mutati guadagnano terreno. Al momento è il virus Zika che titola principalmente i giornali. Lei come scienziato come segue tali sviluppi?

Christoph Hatz: Da un lato desidero sottolineare che le zanzare e le vespe non erano per niente innocue per i nostri antenati. Contrariamente ad oggi, un’allergia al veleno di vespe aveva spesso un decorso mortale. D’altro lato – e questo oggigiorno non lo sa più quasi nessuno – i nostri bis e bis bis nonni erano ancora confrontati con la malaria, per esempio sul Piano di Magadino, nell’allora ancora paludosa pianura della Linth o addirittura a Basilea. Prima, quindi, non era semplicemente tutto meglio. Non nego, però, che al momento un’epidemia segue l’altra, suscitando scalpore – come adesso l’epidemia Zika in Brasile.

Questo tipo di sviluppi sono da attribuire unicamente alla globalizzazione, oppure si conosceva dei casi simili già prima, quando il mondo era ancora un “paese”?

Effettivamente, oggigiorno è possibile far fare a qualsiasi germe patogeno, trasportandolo, il giro del mondo in 24 ore. Tuttavia, occorre sempre anche un ambiente circostante, vale a dire una popolazione che vi reagisce. Prendiamo come esempio il virus del morbillo. Se lei non è vaccinato e trasporta tale virus in un Paese che non conosce il morbillo, questo può scatenare una grave, se non addirittura mortale epidemia. Il miglior esempio sono i navigatori del 16° secolo. Essi trasportarono il vaiolo e il morbillo in Paesi sconosciuti, mietendo così intere tribù indiane. Recentemente una donna svizzera ha esportato i virus del morbillo in Colombia, provocando lì una piccola epidemia e tante seccature alle autorità.  Questo prodotto di esportazione della Svizzera lo trovo a dir poco imbarazzante.

Dall’inizio dell’anno, le terribili immagini dal Brasile di neonati con teste troppo piccole – la microcefalia – spaventano l’intero mondo. Quasi ogni bambino conosce oggi il termine “virus Zika”. Anche l’UFSP ha reagito e registra da poco tutte le infezioni Zika. Fino a che punto devo preoccuparmi di fronte a tale situazione?

È difficile dare una risposta generalizzante. È chiaro che il virus Zika può avere conseguenze gravi per le donne incinte. Ed è assolutamente tragico quando dei bambini nascono con una microcefalia. Siamo tutti commossi da questi destini individuali. Allo stesso tempo occorre relativizzare fortemente il virus Zika per quel che concerne la probabilità di ammalarsi, infatti, a confronto di altri agenti patogeni, per la maggior parte delle persone è innocuo. Contrariamente alla febbre dengue o a quella chikungunya. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la prima provoca annualmente migliaia di decessi in tutto il mondo. La seconda può provocare gravi problemi alle articolazioni che perdurano per anni.

Dove, quando e soprattutto come dovrei proteggermi contro questi tipi di virus in particolare?

In ogni caso occorre proteggersi se si viaggia in un rispettivo Paese: da un lato applicare sugli abiti un insetticida e per se stessi utilizzare uno spray contro gli insetti (repellente). Al momento questa è l’unica protezione possibile contro il virus Zika. Inoltre sconsiglio il viaggio alle donne incinte e a quelle che desiderano una gravidanza.

A proposito di misure di sicurezza: le azioni di avvelenamento con pesticidi, che il Brasile ha utilizzato questa primavera su vasta scala, secondo lei rispecchiano un’impotenza?

Assolutamente no. Questo lo mostrano altri interventi in città africane come per esempio a Daressalam in Tansania. Lì il numero di casi di malaria è stato fortemente ridotto grazie a questo tipo di misure. Tuttavia l’utilizzo di pesticidi deve avvenire in modo strutturato, poiché per l’uomo possono rappresentare un problema. Soltanto quando sarà a disposizione un vaccino, si potrà rinunciare a questo tipo di misure. Io parto dal presupposto che l’attuale epidemia Zika in Brasile sarà già passata, quando il vaccino sarà pronto per l’uso.

Il vaccino sarà efficace anche se scoppierà un’epidemia altrove?

Questo è giusto. Quando si dispone di un vaccino, di regola lo si può sviluppare ulteriormente affinché esso rimanga efficace. Anche nel caso del vaccino contro l’influenza, esso viene adeguato annualmente ai nuovi ceppi virali – perlopiù con successo.

Com’è l’andamento, quando un virus scatena di nuovo un’epidemia in un Paese che è già stato toccato da tale virus?

Dipende quanto tempo è trascorso fra le due epidemie. La prima, di regola, è più drammatica di tutte le altre che seguono. Tuttavia, vi sono sempre anche nuove persone giovani. Esse sono più ricettive nei confronti del virus della popolazione che ha già vissuto un’epidemia. È quindi difficile dare una risposta generale.

Zika mostra esemplarmente come un virus conosciuto da decenni, si può diffondere in maniera esplosiva. Com’è possibile che il virus in Africa, da dove proviene, non è mai stato così virulento, e adesso si mostra in una forma così eccessiva?

Evidentemente i virus Zika per provocare un’epidemia necessitano di un determinato periodo prima di diventare così virulenti e contagiosi. Durante il loro tragitto dall’Africa al Brasile è evidentemente successo proprio questo. La prima insorgenza al di fuori dell’Africa e dell’Asia è stata registrata nel 2007, nel Pacifico meridionale, sulla piccola isola di Yap. Anni dopo nella Polinesia francese, dove una parte importante della popolazione è stata infettata. Tuttavia, queste insorgenze allora non hanno quasi avuto conseguenze drammatiche per la popolazione.

Gli scienziati hanno chiesto l’annullamento delle Olimpiadi a Rio. Si trattava soltanto di allarmismo o per lei è una richiesta comprensibile?

Allarmismo è la parola sbagliata. Io designerei tale reazione piuttosto come un’espressione di preoccupazione ben legittima. L’OMS ha però reagito in modo razionale, distanziandosi da tale richiesta. Le Olimpiadi terminate da poco hanno infatti avuto luogo durante l’”inverno” brasiliano. Se occorresse annullare un evento in Brasile per fermare la diffusione del virus, allora sarebbe il Carnevale a febbraio. Allora in Brasile è estate e le zanzare sono molto attive. Tuttavia, rimaniamo realistici: anche l’annullamento di un tale evento non farebbe altro che ritardare la diffusione, senza però evitarla.

Non ci rimane quindi nient’altro da fare che accettare la situazione

Anche se vengono presi dei provvedimenti, non sarà mai possibile circoscrivere totalmente il contagio. Il miglior esempio è la febbre gialla. Essa scoppiò in primavera in Angola. Già poco tempo dopo i primi casi sono stati trasportati in Asia, dove la febbre gialla non è presente. L’umanità deve prepararsi mentalmente al fatto che non soltanto il commercio mondiale è globale, bensì presto anche molte malattie che conosciamo su questa Terra.

Come menzionato, il virus Zika è già conosciuto da decenni. Ci sono ancora tante altre malattie virali che “dormicchiano” e che un giorno potrebbero minacciarci?

Proprio per quel che concerne i virus, non sappiamo mai cosa ci aspetta dietro l’angolo. Vale a dire: ci saranno sempre dei virus già esistenti o anche nuovi, che potrebbero provocare problemi più o meno grandi e che porteranno a delle epidemie. Come lo mostra esemplarmente anche il virus Zika, non è praticamente possibile fare previsioni concrete su diffusione e conseguenze. Non sappiamo quindi mai quanto rapida sarà la diffusione e se un agente patogeno muterà. Al “fronte dei virus” non regnerà quindi mai calma.

*Christoph Hatz è primario dell’Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero a Basilea e capo dipartimento presso l’Istituto di Epidemiologia, Biostatistica e Prevenzione dell’Università di Zurigo.

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