Anche troppo poco sole può arrecare danni

Prendere il sole senza protezione è pericoloso: abbiamo ormai metabolizzato questo monito. Tuttavia, nuovi dati dimostrano che esporsi al sole troppo poco nuoce alla salute.

L’estate piovosa fa crescere la voglia di sole. Non appena il sole fa capolino, è un piacere sentirne i raggi caldi sulla pelle, che aumentano il buonumore. Se non fosse però che non ci sentiamo a posto con la coscienza: “Attenzione al cancro della pelle!”, ci mette in guardia la nostra voce interiore. Le radiazioni ultraviolette possono essere pericolose: al giorno d’oggi lo sanno anche i bambini. Allora è meglio proteggerci di nuovo.

Tuttavia, è sbagliato concentrarsi solo sugli aspetti negativi del sole, dicono medici quali il dermatologo tedesco Christoph Schempp. Il dermatologo non mette in dubbio che i raggi solari comportino dei rischi e che la protezione individuale sia importante (v. riquadro). “Ma demonizzare il sole e basta non serve a nulla”. E nelle continue avvertenze presenti in Europa riguardo al sole e nei fattori di protezione solare sempre più alti Schempp vede “una certa dose di allarmismo”.

Il sole ha effetti positivi

È un dato di fatto che il sole ha i suoi lati positivi e che ha effetti benefici sull’organismo. I raggi UVA dilatano i vasi sanguigni e abbassano la pressione, per lo meno temporaneamente, come indicano diversi studi. Altri studi dimostrano che un’abbronzatura moderata, intervallata da pause all’ombra, riduce il pericolo di ammalarsi di melanoma. I pantofolai, che invece esagerano con il sole durante le ferie, corrono maggiori rischi.

Inoltre, i raggi UVB stimolano la formazione di vitamina D nella pelle. Questa vitamina, che in realtà è un pro-ormone, previene il rachitismo nei bambini e l’osteoporosi negli adulti. “Un apporto sufficiente di vitamina D migliora la salute e contribuisce a ridurre il rischio di cadute e fratture nelle persone anziane”, sottolinea l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Per di più, la ricerca ha fornito le prime prove che la vitamina D può avere un’influenza positiva su malattie gravi e croniche.

La conclusione, quindi, è “Fuori alla luce del sole!”. Rimanendo all’aperto in modo avveduto, nel corpo si forma sufficiente vitamina D, senza dover esporre la pelle a radiazioni forti, asserisce l’UFSP. Quello che è tollerabile e ragionevole dipende dal fototipo e dall’indice UV, ossia dall’irraggiamento solare. Questo varia a seconda della latitudine, dell’altitudine o della densità delle nubi.

Il fototipo è fondamentale

Il lasso di tempo in cui possiamo rimanere al sole prima di prenderci una scottatura dipende dal nostro fototipo e dall’indice UV. Questo periodo di tempo, in cui la pelle si autoprotegge, dovrebbe essere utilizzato al massimo per metà, senza che lo si prolunghi con creme solari. Troverete su internet informazioni riguardo all’arco di tempo in cui la pelle si autoprotegge.

Secondo la Lega contro il cancro i raggi UV sono particolarmente intensi durante i mesi caldi (da maggio ad agosto). In generale, la Lega consiglia di

  • rimanere all’ombra tra le 11 e le 15 e stare all’aperto più a lungo nelle ore mattutine e serali.
  • indossare abiti, capello e occhiali da sole
  • applicare prodotti per la protezione solare
  • evitare di andare anche al solarium

Per ulteriori informazioni riguardo all’indice UV e alla protezione solare

Facili regole generali

L’ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni ha formulato una regola generale per fare il pieno di vitamina D: esporre da due a tre volte alla settimana viso, mani e braccia scoperti ai raggi UV per la metà del tempo che causerebbe un eritema se sprovvisti di protezione (v. riquadro), ossia quando non vengono utilizzate creme solari. Queste diminuiscono la sintesi della vitamina D, in particolare nel caso in cui possiedano un alto fattore di protezione.

Non troppo, bensì troppo poco sole nuoce alla salute. Questa è la conclusione cui è giunto uno studio svedese, condotto fra 30’000 donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Dopo vent’anni, tra le svedesi che evitavano di prendere il sole, il rischio di morte dovuto a malattie cardio-circolatorie era doppio rispetto a quelle che invece prendevano il sole più di frequente. Che le persone che si espongono maggiormente al sole vivano più a lungo e che il rischio del cancro della pelle non sia così alto come quello di morire a causa della mancanza di luce, rappresenta per Schempp un risultato impressionante.

La sua raccomandazione è pertanto di non evitare il sole, ma di imparare invece ad utilizzarne gli effetti benefici sulla salute. Il che significa, per l’appunto, di godersi il sole moderatamente, ma senza sentirsi in colpa.

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